Così com'è, così com'è stato

Tre estratti
14 Marzo 2024

(Tutte le poesie provengono da Così com'è, così com'è stato di Davide Gallo, uscito per Vallecchi Firenze a marzo 2024 e disponibile online)

 

Febbraio non ci offrì alcun riposo, potevamo al massimo rallentare e inserire una marcia d’attesa, ma nel traffico il sole faceva bollire i pensieri a fuoco lentissimo. Ci siamo raccontati che nulla sarebbe cambiato, mordevamo in un tubero l’illusione della povertà. Questo ci diede così un moto, una polpa nelle gambe che si disperse in fatica.

 

Eppure, tutto era cambiato.
Mia sorella sotto il sole o nella cuna
a forma di mia madre non ha mai
mostrato disperazione. Mio padre
da quando ha mangiato, bambino
la sua ultima pesca
non mostra disperazione.

 

Eppure, tutto era cambiato
come un soffio d’inverno
che raggeli in un’estate intera
uno schiocco di palpebre.
Ho fatto a pezzi la mia disperazione
– qualche macchia nel marmo
ancora impallidisce – l’ho levigata
e fatta entrare a forza come un letargo
un atto d’amore che fa crescere
senza mai venire al mondo.

 

*

 

Ogni giorno torni in fondo
e raccogli vieni a galla con quell’unica veste
che cresce sulle gambe la rovina
misurando i crampi sul ginocchio.
Sugli occhi dei passanti le tue assenze
sono un’orbita di luna che non sporge
dentro l’universo sta bloccata
per la legge di grandezza
che è enunciato irreparabile. Da qui
prendi i gesti, in mezzo a un lago
li rigetti, come cose che nascondono
e con loro sei agile nell’acqua
come l’olio che non fugge da se stesso.

 

 

*

 

Con mia sorella scambio fasce per capelli
un burrocacao all’aloe e molte parole
quando torno. Mi dice che la pioggia
ha ricoperto il campo
in cui l’accompagnavi tre anni fa.
Le dispiace un po’ ma ora
parliamo con il codice dell’aria
che tornando a galla dopo
l’onda grande e l’altra, è un filo
a bocca semichiusa.

 

Stiamo sul balcone il pomeriggio
parliamo di farina di locuste
e in un video un panettiere
dice che non cambierà abitudine.
«Oggi faccio la focaccia» e il suo volto p
er un attimo si compie. L’impasto
ha la foga delle braccia di mia madre
un ricordo d’acqua bollente e il tavolo
per giorni odorerà di lievito.

 

Ogni tanto ci incontriamo nell’apnea
ma questa casa è una sporgenza di cristalli
poche cose in balìa di chi è rimasto:
la calamita del battesimo di Sarah
insetti finti per il gatto, il vaso
in terracotta e la paletta
immersa nel suo peso.
Ogni tanto ti cerchiamo nell’apnea
dove muore il giorno e tutto il resto
attorno si richiude. Qui
impariamo la dispersione
qui dove ogni soglia in sé riflette
la somma chiara del dolore.